L’articolo L110-1 del codice di commercio occupa un posto singolare nel diritto francese. Piuttosto che fornire una definizione astratta dell’atto di commercio, il legislatore ha optato per un’enumerazione di operazioni ritenute commerciali. Questa scelta redazionale, ereditata dal codice del 1807, produce ancora oggi effetti concreti sulla qualificazione delle attività, il regime di prova applicabile e la competenza dei tribunali.
Perché il codice di commercio non definisce l’atto di commercio
Il testo dell’articolo L110-1 inizia con una formula diretta: “La legge reputa atti di commercio”. Segue un elenco di operazioni, dall’acquisto di beni mobili per rivendita fino alle operazioni di cambio e di intermediazione. Il codice enumera senza mai definire, il che lascia alla giurisprudenza e alla dottrina il compito di individuare criteri comuni.
Questo approccio per enumerazione pone un problema strutturale. L’elenco non è esaustivo, e il legislatore lo ha aggiornato raramente per integrare le realtà economiche contemporanee. La conseguenza diretta: sono i giudici a estendere o restringere il perimetro commerciale, caso per caso.
Per approfondire la definizione dell’atto di commercio secondo l’articolo L110-1 del codice di commercio, è quindi necessario incrociare il testo legislativo con le costruzioni giurisprudenziali che lo completano.

Atto di commercio per natura, per forma, per accessorio: cosa copre ogni categoria
La dottrina classifica tradizionalmente gli atti di commercio in tre categorie. Ognuna si basa su un criterio di collegamento diverso al diritto commerciale.
Atti di commercio per natura secondo L110-1
Queste sono le operazioni che il testo mira direttamente. Condividono un tratto comune: una logica di speculazione o di intermediazione. L’acquisto di mobili per rivendita (nello stato o dopo trasformazione) costituisce l’archetipo. L’articolo include anche le aziende di noleggio di mobili, le operazioni di manifattura, di trasporto, di fornitura, così come le attività bancarie e assicurative.
L’acquisto di immobili per rivendita figura anch’esso nell’elenco, con un’eccezione notevole: l’acquirente che acquista per costruire e rivendere edifici rientra in un altro regime. Questa distinzione illustra la finezza del testo, che non si limita a una classificazione meccanica.
Atti di commercio per forma
Alcuni atti sono commerciali indipendentemente dalla qualità del loro autore. È il caso della lettera di cambio, commerciale per natura secondo una regola antica codificata. Le società costituite sotto forma di SA, SAS o SARL sono anch’esse ritenute commerciali per la loro forma, indipendentemente dal loro oggetto sociale.
Atti di commercio per accessorio
Un atto civile compiuto da un commerciante nell’ambito della sua attività commerciale diventa commerciale per accessorio. Questa categoria, di costruzione giurisprudenziale, si basa sull’idea che l’attività del commerciante colora gli atti che ad essa si collegano. Un meccanico che acquista mobili per il suo laboratorio realizza un atto di commercio per accessorio, mentre lo stesso acquisto da parte di un privato rimarrebbe civile.
Qualificazione di atto di commercio e riqualificazione fiscale sulle piattaforme digitali
Uno dei prolungamenti più attuali dell’articolo L110-1 riguarda le vendite tra privati sulle piattaforme online. La direttiva europea DAC7, pienamente operativa in Francia nel 2026, obbliga le piattaforme come Vinted o Leboncoin a trasmettere automaticamente all’amministrazione fiscale i dati degli utenti che superano determinati limiti di operazioni annuali.
Il criterio di filtraggio utilizzato dall’amministrazione si basa su un comportamento di acquisto per rivendere, che corrisponde precisamente al primo comma dell’articolo L110-1. Un privato che acquista regolarmente beni per rivenderli con margine può essere riqualificato come esercente un’attività commerciale, con le conseguenze fiscali e giuridiche che ciò comporta.
- L’immatricolazione al registro del commercio può essere richiesta se l’attività diventa abituale e supera il quadro della gestione del patrimonio personale.
- Il regime fiscale applicabile passa ai benefici industriali e commerciali (BIC), con obblighi dichiarativi specifici.
- La competenza giurisdizionale cambia: le controversie legate a queste attività rientrano potenzialmente nel tribunale di commercio.
Questa convergenza tra un testo del XIX secolo e gli algoritmi di rilevamento del XXI secolo dimostra che l’elenco dell’articolo L110-1 conserva una portata operativa diretta.

Prova degli atti di commercio: il quadro dell’articolo L110-3 e le sue evoluzioni recenti
L’articolo L110-3 del codice di commercio stabilisce un principio di libertà di prova per gli atti di commercio. A differenza degli atti civili, che obbediscono a regole più rigide (scrittura obbligatoria oltre un certo importo), gli atti di commercio possono essere provati con qualsiasi mezzo: testimonianze, fatture, email, corrispondenza.
Tuttavia, questo principio di libertà probatoria ha recentemente conosciuto un inquadramento. Da una sentenza dell’assemblea plenaria della Corte di cassazione del 22 dicembre 2023, la prova degli atti di commercio è soggetta a un controllo di proporzionalità. I giudici verificano ora che la prova prodotta non comporti un’ingiustificata violazione dei diritti fondamentali rispetto all’interesse che essa rappresenta per la controversia.
Questa evoluzione modifica la pratica contenziosa. Un commerciante che producesse scambi di email private per provare un impegno contrattuale potrebbe vedere questa prova esclusa se il giudice ritiene che l’invasione della vita privata sia eccessiva. Le schede sintetiche sull’articolo L110-1 ignorano generalmente questa dimensione, che impatta però direttamente sul modo in cui gli atti di commercio sono difesi davanti ai tribunali.
Atto misto e competenza giurisdizionale: una zona grigia persistente
Quando un atto è commerciale per una parte e civile per l’altra, si parla di atto misto. È il caso, ad esempio, di un consumatore che acquista un bene da un commerciante. Il regime applicabile varia a seconda della parte che agisce in giudizio.
- Il non-commerciante può citare in giudizio il commerciante davanti al tribunale civile o al tribunale di commercio, a sua scelta.
- Il commerciante può citare in giudizio il non-commerciante solo davanti al tribunale civile.
- Il regime di prova segue la stessa logica dualista: libertà di prova contro il commerciante, regole civili contro il non-commerciante.
Questa asimmetria protegge la parte ritenuta più debole, ma genera anche incertezze quando la qualificazione dell’atto è essa stessa contestata. Il confine tra atto civile e atto di commercio rimane spesso una questione di fatto, risolta caso per caso.
L’articolo L110-1 fornisce il fondamento testuale, ma la qualificazione concreta dipende dal contesto di ogni operazione, dall’intenzione delle parti e dalla frequenza degli atti. Il diritto commerciale francese funziona così su una tensione permanente tra un testo enumerativo fisso e una realtà economica che evolve molto più rapidamente del legislatore.



